giovedì 9 giugno 2011
Anche gli atomi ci vogliono uccidere
Il Piano delle centrali nucleari in Italia. Quel simbolino in Sicilia ci sembra un pò troppo vicino alla nostra Gela..... Che ne pensate?
lunedì 23 maggio 2011
Il Referendum fatto su misura per noi
In occasione del prossimo Referendum Day del 12 Giugno 2011 , ci dovremo esprimere su quattro quesiti.Di seguito, vi presentiamo in maniera sintetica i quattro referendum abrogativi su cui saremo chiamati ad esprimerci ma prima una DOVEROSA ED IMPORTANTISSIMA PREMESSA:
• E’ indispensabile ricordare che, per legge, affinché i referendum abrogativi abbiano effetto, occorre che la percentuale dei votanti raggiunga il 50% più uno degli aventi diritto al voto (il cosiddetto quorum).
• Essendo abrogativi, se volete ad esempio dire no al nucleare, OCCORRE VOTARE SI, ci raccomandiamo, sembra incoerente ma è cosi’, si dice SI all’abolizione del decreto-legge
Il primo quesito riguarda il “legittimo impedimento”, cioè l’istituto giuridico che permette all’imputato in un processo di giustificare, in alcuni casi, la propria assenza in aula, ed è quello che ha le conseguenze politiche più rilevanti, dal momento che è stato indetto per abrogare la legge che porta il suo nome. A presentare il referendum è stato il partito dell’Italia dei Valori.
Il secondo quesito, particolarmente lungo e articolato, presentato sempre dall’Italia dei Valori, punta ad abrogare la norma per la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione nucleare. E’ il cosiddetto ‘referendum sul nucleare’, tema oggi giorno particolarmente scottante, dopo quanto accaduto a seguito del terremoto in Giappone.
Gli ultimi due quesiti si occupano della privatizzazione dell’acqua: uno in particolare riguarda le modalità di affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Il quarto e ultimo quesito riguarda sempre la privatizzazione dell’acqua e in particolare la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene chiesta una parziale abrogazione della norma:
Abbiamo la netta senzazione che in cabina referendaria regnerà assoluta confusione, sia per i testi veramente criptici dei quesiti (vi sfidiamo a capirli veramente in dettaglio) sia per il fatto che sono abrogativi e qui vi ricordiamo che se volete ad esempio dire no al nucleare, OCCORRE VOTARE SI!!
mercoledì 27 aprile 2011
Cultura: come uno tsunami diventa uno sputo.
Non abbiamo ancora colto l'occasione di plaudire gli sforzi di certe associazioni nell'organizzare eventi culturali che tendono a smuovere le coscienze di noi gelesi. Lo faremo adesso.
Grazie a quei ragazzi che organizzano incontri e convegni sulla salute, sull'acqua pubblica e sull'inquinamento.
Grazie a quelle associazioni che manifestano in favore del lavoro giovanile. Grazie per avere organizzato spettacoli e concertini. Grazie a tutti i lavoratori, non ci riferiamo certo ai sindacati dormienti o inutilmente prolissi, che battono i pugni sui tavoli dei potenti per vedersi riconoscuiti i diritti fondamentali del lavoro per se e per tutti i figli. Grazie ai club che raccolgono faticosamente fondi per chi la parola "fondi" non sa cosa significhi.
Grazie a questa armanta di paladini che si ritrovano sempre a combattere contro i mulini a vento.
Grandi cose sono state dette e fatte ma, sta sotto gli occhi di tutti, con scarsi risultati.
Perche?
Proveremo adesso a darci questa risposta pur sapendo che una risposta non sarà.
L'infinita crisi economica.
Le nostre belle manifestazioni culturali sono sempre supportate da quei personaggi di interesse commerciale e politico in grado, con le loro decisioni, di cambiare l'andamento delle opinioni e delle condizioni economiche.
Proprio in seno a questi soggetti nascono ed immediatamente muoiono tutte le belle iniziative culturali. Come?
Facciamo un esempio.
Una grande e bella manifestazione, dove per manifestazione non s'intende ragazzi che fanno casino ma una serie di eventi dibattiti concerti con personaggi di un certo rilievo, che invoca il diritto a respirare aria pulita, nascerà in capo ad un dato gruppo di cittadini; questi saranno supportati dal politico o dal grande imprenditore di turno, non mancheranno splendidi dibattiti, prese di posizione di politici e cittadini, plausi degli imprenditori che si spingeranno essi stessi alla ricerca di reali soluzioni. Fin qui tutto bene.
Finito tutto ecco che il miraggio scompare ed appaiono i mulini a vento. Che succede?
Succede che la politica continua a fare accordi con il distributore di aria inquinata, gli imprenditori continuano a non riconoscere i diritti dei lavoratori ed i lavoratori, o chi vorrebbe lavorare, continuano a non godere di quei diritti ma cercano almeno un posto capace di fornire loro una certa stabilità economica: il distributore di aria inquinata.
Ecco spiegato quindi che le manifestazioni culturali non diventano luogo di scambio e crescita dove ogniuno getta un sassolino nel mare del dissenzo: l'onda anomala non avviene perchè, ci dispiace dirlo, la forza trainante che è leconomia è già bloccata. La soluzione? Chi la conosce!?
La risposta definitiva, come previsto, non siamo riusciti a darla.
Forse basterebbe, cosa non facile, agite tutti, cosa ancora meno facile, senza l'aiuto dei poteri economicamente forti, ignorare i miraggi ed abbattere dalle fondamenta i mulini a vento, per avere strada libera. Don Chisciotte ne sarebbe fiero...
Grazie a quei ragazzi che organizzano incontri e convegni sulla salute, sull'acqua pubblica e sull'inquinamento.
Grazie a quelle associazioni che manifestano in favore del lavoro giovanile. Grazie per avere organizzato spettacoli e concertini. Grazie a tutti i lavoratori, non ci riferiamo certo ai sindacati dormienti o inutilmente prolissi, che battono i pugni sui tavoli dei potenti per vedersi riconoscuiti i diritti fondamentali del lavoro per se e per tutti i figli. Grazie ai club che raccolgono faticosamente fondi per chi la parola "fondi" non sa cosa significhi.
Grazie a questa armanta di paladini che si ritrovano sempre a combattere contro i mulini a vento.
Grandi cose sono state dette e fatte ma, sta sotto gli occhi di tutti, con scarsi risultati.
Perche?
Proveremo adesso a darci questa risposta pur sapendo che una risposta non sarà.
L'infinita crisi economica.
Le nostre belle manifestazioni culturali sono sempre supportate da quei personaggi di interesse commerciale e politico in grado, con le loro decisioni, di cambiare l'andamento delle opinioni e delle condizioni economiche.
Proprio in seno a questi soggetti nascono ed immediatamente muoiono tutte le belle iniziative culturali. Come?
Facciamo un esempio.
Una grande e bella manifestazione, dove per manifestazione non s'intende ragazzi che fanno casino ma una serie di eventi dibattiti concerti con personaggi di un certo rilievo, che invoca il diritto a respirare aria pulita, nascerà in capo ad un dato gruppo di cittadini; questi saranno supportati dal politico o dal grande imprenditore di turno, non mancheranno splendidi dibattiti, prese di posizione di politici e cittadini, plausi degli imprenditori che si spingeranno essi stessi alla ricerca di reali soluzioni. Fin qui tutto bene.
Finito tutto ecco che il miraggio scompare ed appaiono i mulini a vento. Che succede?
Succede che la politica continua a fare accordi con il distributore di aria inquinata, gli imprenditori continuano a non riconoscere i diritti dei lavoratori ed i lavoratori, o chi vorrebbe lavorare, continuano a non godere di quei diritti ma cercano almeno un posto capace di fornire loro una certa stabilità economica: il distributore di aria inquinata.
Ecco spiegato quindi che le manifestazioni culturali non diventano luogo di scambio e crescita dove ogniuno getta un sassolino nel mare del dissenzo: l'onda anomala non avviene perchè, ci dispiace dirlo, la forza trainante che è leconomia è già bloccata. La soluzione? Chi la conosce!?
La risposta definitiva, come previsto, non siamo riusciti a darla.
Forse basterebbe, cosa non facile, agite tutti, cosa ancora meno facile, senza l'aiuto dei poteri economicamente forti, ignorare i miraggi ed abbattere dalle fondamenta i mulini a vento, per avere strada libera. Don Chisciotte ne sarebbe fiero...
mercoledì 23 febbraio 2011
I problemi di noi radical-chic
Sono disperata. È solo un mio problema…. Solo un mio problema.
L’acqua che esce dal mio rubinetto non è potabile, anzi è proprio color petrolio, e sono viziata radical-chic perché spendo più di 1000 Euro l’anno per comprare l’acqua incassettata dalle sorgive del nord.
È un mio problema pagare 600 Euro le bollette private per avere l’acqua pubblica aromatizzata al benzene.
È solo un mio grande problema avere su di me una cappa fumosa di morte che quando meno me lo aspetto si porta via un amico, un familiare o un vicino di casa; sono viziata perché è un mio problema quel fumo tumorale e quella polvere di amianto che fa tanto radical-chic.
È solo mia la paura per un figlio ancora non nato, chissà che faccia avrà, chissà se vivrà, chissà se respirerà ciò che sto respirando io, chissà se sarà radical-chic come me che mi lamento troppo.
Ed ho il terrore delle liti, ho il terrore di uno sguardo di troppo e di un’auto in meno sotto casa. Sono un mio problema le sirene ogni notte, la droga sotto i portoni ed i coltelli in tasca.
Io, che sono radical-chic lavoro 10 ore al giorno per 400 Euro al mese: mi piace viziarmi e la bella vita.
Non sono un mio problema i sorrisi e le gentilezze degli sconosciuti. Non un mio problema la grandiosità della sconosciuta e misteriosa storia delle nostre zolle di terra.
Non è un mio problema il sudore dei padri, l’amorevole ansia delle madri…
Sinceramente però me ne fotto di qualunque qualunquista che vuol chiudere la bocca non sapendo aprir la propria mente.
Scusami per le mie lamentele e le mie paure da viziata radical-chic.
I problemi di Gela sono solo miei, non vado via da Gela per abbandonare ciò e coloro che amo.
All’amico Cristian – I MISTERI DI GELA
martedì 22 febbraio 2011
I VOLTI DEL PRIMO MARZO - VOCI DA UN'ALTRA ITALIA
Ci piace promuovere e seguire le le iniziative culturali degli autori della nostra città.
Di R.Cauchi - M.Perna - G.Ruta - F.Di Martino - G.Portuesi
Di R.Cauchi - M.Perna - G.Ruta - F.Di Martino - G.Portuesi
Un lunedì di marzo, tiepido perché riscaldato da un raggiante solo siciliano: uomini, donne, bambini, studenti, lavoratori, corpi che si muovono tra le strade dell'isola, da Siracusa a Catania.
E' una manifestazione...è il primo marzo dei migranti che vivono e lavorano in Italia.
Lo sciopero, il grido di protesta e di aiuto, le storie, la quotidianità, raccontati nell'arco di ventiquattro ore, dalle prime luci dell'alba alla notte.
Una giornata che i lavoratori migranti hanno deciso di prendersi, dopo aver subito molteplici imposizioni.
Francesco Di Martino, Giuseppe Portuesi, Giorgio Ruta, Rosario Cauchi e Massimiliano Perna descrivono, tra le pagine di questo lavoro, fatto di parole ed immagini, una giornata dedicata all'altra Italia: quella che non occupa gli spazi televisivi, quella che si muove con discrezione, quella che accetta “i lavori che gli italiani non vogliono più fare”, quella che si sveglia di notte per 20 o trenta euro.
Una manifestazione illustrata andando anche oltre le strade che ha attraversato, con approfondimenti generati dalla cronaca e dalle inchieste che interessano o hanno interessato, direttamente e indirettamente, i migranti che continuano a scegliere la Sicilia per rifarsi un'esistenza, per avere un lavoro, per conquistare uno stipendio.
Il tentativo di ricostruire una dimensione, troppo spesso occultata da una penombra talmente opprimente da imporre il silenzi anche a chi decida di dire basta e di richiedere gli stessi diritti riconosciuti agli altri italiani.
Il testo, insieme al progetto che ne sta alla base e che voi stessi potete sostenere diventandone co-produttori, contiene la cronaca, narrata e fotografata, di quel primo marzo del 2010 e di tante altre storie d'immigrazione.....
L'altra Italia, quella che non viene raccontata ma che esiste e chiede dignità.
E' una manifestazione...è il primo marzo dei migranti che vivono e lavorano in Italia.
Lo sciopero, il grido di protesta e di aiuto, le storie, la quotidianità, raccontati nell'arco di ventiquattro ore, dalle prime luci dell'alba alla notte.
Una giornata che i lavoratori migranti hanno deciso di prendersi, dopo aver subito molteplici imposizioni.
Francesco Di Martino, Giuseppe Portuesi, Giorgio Ruta, Rosario Cauchi e Massimiliano Perna descrivono, tra le pagine di questo lavoro, fatto di parole ed immagini, una giornata dedicata all'altra Italia: quella che non occupa gli spazi televisivi, quella che si muove con discrezione, quella che accetta “i lavori che gli italiani non vogliono più fare”, quella che si sveglia di notte per 20 o trenta euro.
Una manifestazione illustrata andando anche oltre le strade che ha attraversato, con approfondimenti generati dalla cronaca e dalle inchieste che interessano o hanno interessato, direttamente e indirettamente, i migranti che continuano a scegliere la Sicilia per rifarsi un'esistenza, per avere un lavoro, per conquistare uno stipendio.
Il tentativo di ricostruire una dimensione, troppo spesso occultata da una penombra talmente opprimente da imporre il silenzi anche a chi decida di dire basta e di richiedere gli stessi diritti riconosciuti agli altri italiani.
Il testo, insieme al progetto che ne sta alla base e che voi stessi potete sostenere diventandone co-produttori, contiene la cronaca, narrata e fotografata, di quel primo marzo del 2010 e di tante altre storie d'immigrazione.....
L'altra Italia, quella che non viene raccontata ma che esiste e chiede dignità.
giovedì 2 dicembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
Sì na camurria.... accontentati!
Voglio l’erba voglio
Voglio una grande libreria nel centro storico e una biblioteca comunale qui dove vivo
Voglio l’erba voglio
Voglio un cinema e un teatro qui dove esistono pizzerie e ristoranti dei poveri
Voglio l’erba voglio
Voglio un pub dove si esibisce il gruppo musicale più In qui dove nel pub più In si esibiscono animali ubriachi a caccia di guai
Voglio l’erba voglio
Voglio vie, cortili, piazze pulite e decorate qui dove siamo sommersi di spazzatura e dove c’è una puzza nauseabonda.
Voglio l’erba voglio
Voglio le aiuole piene di alberi e fiori qui dove non esistono neanche le aiuole
Voglio l’erba voglio
Voglio respirare aria pulita qui dove una boccata d’aria ti costa un tumore
Voglio l’erba voglio
Voglio gente che mi guarda e mi sorride qui dove tutti ti guardano come se gli avessi ucciso un parente
Voglio l’erba voglio
Voglio gente che non si sofferma a guardare come sei vestita qui dove ti osservano come se ti stessero facendo una risonanza magnetica almeno ditemi dove posso ritirare l’esito sono in lista in ospedale ormai da tre mesi per farla
Voglio l’erba voglio
Voglio un lavoro dignitoso qui dove il titolare mi chiede: 12 ore di lavoro e me ne paga solo 2, di andare a fare la spesa per la famigliola, di lavare le vetrine, pulire il bagno, di andare a prendere il bambino all’asilo e se rimane tempo portare il cane a fare la cacca
Voglio l’erba voglio
Voglio Il centro commerciale qui dove i commercianti ti massacrano per un vestito che trovi al mercato settimanale a venti euro
Voglio l’erba voglio
Voglio impiegati efficienti e gentili qui dove gli impiegati o dormono oppure sono scorbutici come tori in calore che non trovano mucche ma solo mosche
Voglio l’erba voglio
Voglio trovare la mattina alle 09.00 tutti i politici al Comune e negli uffici qui dove i politici li trovi tutti fino alle 10,00 al bar Piccadilly
Voglio l’erba voglio
Voglio vedere le forze dell’ordine a lavoro per le vie della città tutti i giorni della settimana soprattutto il sabato e la domenica sera qui dove le forze dell’ordine le trovi a bere un caffè alla Capannina o al bar della stazione
Voglio l’erba voglio
Voglio l’erba voglio
Come dice un mio amico
Voglio l’erba da fumare perché a Gela non c’è un piffero da fare
Voglio l’erba voglio
Voglio l’erba del mio vicino
Quanto tempo ho cercato nel giardino del mio re
Quante cadute fatte senza capire perché
Quante domande senza risposte
Poi guardandomi in giro mi sono domandata forse a Gela non esiste l’erba voglio
Non cresce e so’ anche il perché.
I MISTERI DI GELA
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